I Longobardi di Salcano
Da dove vengono e chi sono?
Nel I secolo a.C., i Longobardi (significando letteralmente “lunghe barbe”) si trasferirono nella Germania settentrionale lungo il basso corso del fiume Elba. Nel I secolo d.C. furono menzionati dagli scrittori romani come un “popolo molto bellicoso”. Furono alleati di Arminio quando questi distrusse tre legioni romane nella foresta di Teutoburgo nell’anno 9 d.C.
All’inizio del VI secolo, i Longobardi attraversarono il Danubio ed entrarono nella provincia Romana della Pannonia, che allora comprendeva i territori dell’attuale Austria orientale, Ungheria e Slovenia. Nel 568, a causa della minaccia degli Avari, i Longobardi lasciarono la Pannonia e, sotto la guida del re Alboino, emigrarono in Italia. Occupata dapprima Cividale (Forum Iulii), nel 568 distrussero Trieste, poi Aquileia, Verona e altre città. Nel 569 devastarono Milano e nel 572 conquistarono Pavia, che divenne la capitale del loro regno.
Dalla Pianura Padana, i Longobardi conquistarono la Toscana, l’Italia centrale e meridionale. Nel nord Italia fondarono un regno suddiviso in 36 ducati, governati dai duces – duchi, che erano subordinati al re di Pavia. Dai territori Longobardi dell’Italia centrale e meridionale sorsero i due grandi ducati di Spoleto e Benevento, quasi del tutto indipendenti dal potere regale di Pavia. Tra questi territori, tuttavia, si trovavano le zone sotto il controllo Bizantino. I Longobardi, quindi, non riuscirono a conquistare tutta l’Italia, che rimase politicamente divisa fino alla seconda metà del XIX secolo. Le prime generazioni di Longobardi trasferitesi in Italia parlavano ancora la lingua germanica, una sorta di dialetto germanico. Le generazioni successive avevano già adottato il latino.
I Longobardi erano inizialmente pagani, ma poco prima di entrare in Italia si convertirono all’arianesimo in Pannonia, come molti popoli germanici (Ostrogoti, Visigoti, Vandali, Burgundi). Sotto il re Agilulfo (590-616) iniziarono ad abbracciare la fede cattolica. Grande merito di ciò ebbe la regina Teodolinda – una principessa Bavarese, cattolica, che intratteneva buoni rapporti di amicizia con papa Gregorio Magno. Con la conversione al cristianesimo, tra i Longobardi, come tra gli altri popoli germanici, si diffuse anche l’alfabetizzazione.
I Longobardi minacciavano costantemente Roma. Il Papa, però, trovò un solido alleato nel re franco Pipino il Breve e successivamente in suo figlio Carlo Magno. Quest’ultimo sconfisse il re longobardo Desiderio nel 774 con il suo potente esercito e conquistò la capitale Pavia. Dopo la resa di Pavia, Carlo Magno si proclamò re dei Franchi e dei Longobardi.
Il Ducato del Friuli fu il primo dei 36 ducati fondati dai Longobardi in Italia. Il primo duca fu Gisulfo, nipote di Alboino. Il centro era l’antico municipium romano di Forum Iulii. Il territorio Friulano fino al fiume Livenza apparteneva ai Longobardi, mentre la fascia costiera con Grado, le isole della laguna e l’Istria rimase sotto il controllo Bizantino.
All’estremità orientale del Friuli, il confine del regno Longobardo fu stabilito sul territorio dove i Bizantini avevano già costruito le loro fortificazioni tra il 555 e il 568. I Longobardi fortificarono la zona di confine con una sorta di limes come difesa contro le invasioni degli Avari e degli Slavi. Le principali fortificazioni si trovavano lungo la linea Monfalcone – Potium presso Duino, Farra d’Isonzo, Salcano (Castrum Siliganum), Cormons, Cividale, Nimis, Artegna, Gemona, Venzone, Invillino. Questi castelli, collegati agli antichi snodi stradali romani, consentivano ai Longobardi di controllare le principali vie di comunicazione. Quando gli Slavi, insieme agli Avari, invasero il Friuli per la prima volta nel 610, esso era già protetto da una cintura fortificata – limes. Il confine etnico slavo fu così stabilito proprio su questa linea difensiva longobarda.
Le lotte tra gli Slavi e i Longobardi sono riportate nel libro Storia dei Longobardi (Historia Langobardorum) di Paolo Diacono, storico dei Longobardi nato a Cividale. Quest’opera è una delle fonti più importanti per la storia delle prime popolazioni Slovene. Dai suoi racconti apprendiamo che negli anni 623-626 i Longobardi attaccarono i Carantani. Negli anni 663-664 gli Slavi invasero, tra le altre zone, la Valle del Vipacco e il Friuli. Nel 705, gli Slavi sconfissero in modo disastroso i Longobardi Friulani e conquistarono così il Collio goriziano e la Slavia veneta. Tuttavia, il loro tentativo di conquistare la Pianura Friulana fallì (la Battaglia di Lavariano nel 720).
Salcano faceva parte del suddetto limes come importante borgo fortificato con il proprio castello e una guarnigione militare Longobarda. La zona di Breg, dove in seguito furono rinvenute tombe Longobarde, era chiamata anche “Žegen” (significando “cimitero”) dalla popolazione, poiché i contadini talvolta trovavano ossa umane mentre aravano.
Ad Avgust Vižin, un abitante del luogo, si deve la scoperta delle tombe Longobarde. Durante gli scavi preparatori per la costruzione di una conduttura nel 1979, rinvenne alcuni resti metallici di armi. Li mostrò al genero Kamil Komel, il quale informò il dottor Branko Marušič e l’archeologo Drago Svoljšek del Museo Goriziano (Goriški Muzej).
Nel 1980 iniziarono gli scavi archeologici, che proseguirono fino al 2008. Gli scavi furono diretti da archeologi del Museo Goriziano (Goriški Muzej) e del Dipartimento di Archeologia della Facoltà di Lettere e Filosofia di Lubiana. Questi scavi portarono alla luce 53 tombe risalenti alla tarda antichità e all’alto medioevo. Le tombe, datate al VII secolo, appartenevano a guerrieri longobardi. All’epoca dei Longobardi, si suppone che fosse abitata anche la collina di Santa Caterina (Sveta Katarina), così come l’area intorno alla chiesa. Ciò era dovuto principalmente alla posizione strategica, poiché a Salcano il paesaggio collinare si apre in una pianura che si estende fino al fiume Po. Oggi, i resti archeologici e i toponimi tipici, come ad esempio Fara (una comunità Longobarda di guerrieri e delle loro famiglie, legate da vincoli di parentela più ampi), testimoniano la presenza Longobarda nella regione.
(Scritto da: Jernej Vidmar, MSc)



